Luca Restelli

La Goldilocks Economy

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Gli effetti dell’aumento dei tassi d’interesse su domanda, produzione e investimenti non si sono ancora manifestati nella loro interezza e gli analisti si dividono tra chi prospetta una fase di pura recessione e chi un rallentamento nei tassi di crescita.

Meno di due mesi alla fine dell’anno e ancora molte incertezze sulla fase economica che verrà. Nonostante le azioni intraprese dalle banche centrali in Europa e negli Stati Uniti, i livelli di inflazione rimangono ancora elevati e lontani dai target prefissati. Le politiche monetarie della BCE e della FED hanno portato ad un netto aumento dei tassi di interesse, toccando valori che non si raggiungevano da quasi un decennio.

L’effetto di tali politiche sull’economia è ancora, per certi versi, incerto: se è vero che l’aumento dei tassi ha portato ad un incremento del costo del denaro, aumentando di conseguenza le difficoltà di ottenere e rimborsare finanziamenti da parte di imprese e famiglie, è vero anche che gli effetti sulla produzione aggregata e, quindi, sul PIL, non sono ancora definiti.

Un rallentamento dei tassi di crescita ha avuto luogo nella maggior parte dei paesi industrializzati, senza però tramutarsi ancora in una vera e propria recessione. Le previsioni per il prossimo anno mostrano la totalità dei paesi del G7 e dell’area euro in lieve crescita e con livelli occupazionali stabili, seppur in un contesto segnato da grande incertezza.

Nonostante le politiche monetarie restrittive però, i tassi d’inflazione sono ancora elevati. Per questo motivo è quasi certo che non vi sarà una riduzione nel livello dei tassi d’interesse di riferimento per un periodo di tempo ancora molto lungo, durante il quale è probabile che alcuni sistemi economici andranno in recessione.

In conseguenza di ciò, la speranza in una fase di Goldilocks economy, ventilata da più parti nei mesi corsi, è ancora molto fragile, almeno per quel che riguarda l’Europa.

Che cosa si intende per Goldilocks Economy
L’Economia di Riccioli d’Oro (Goldilocks), che in questa fase è più che altro un auspicio, descrive un’economia in equilibrio in cui la crescita è positiva, ma lenta: non abbastanza consistente da spingere l’inflazione, ma neppure troppo debole da generare una recessione.

Nella favola di Riccioli d’oro, la protagonista si imbatte in tre porridge, tre sedie e tre letti, cercando costantemente quello che è “giusto” per lei. Questo concetto di “Goldilocks” è stato utilizzato nel contesto scientifico ed economico per descrivere situazioni in cui una condizione o variabile è perfettamente equilibrata o ideale.

Di fatto, è una fase economica che si basa su un equilibrio estremamente fragile e paradossale, dato che funziona solo a patto che la crescita resti moderata. E ciò potrebbe verificarsi nel caso in cui l’inflazione iniziasse davvero a dirigersi verso il basso (in risposta al rialzo dei tassi da parte delle banche centrali), senza però innescare una recessione.

Tuttavia, la realizzazione della “Goldilocks” è estremamente complicata, specialmente in un periodo dominato da forte incertezza come quello attuale. Interruzioni nelle catene di approvvigionamento, calamità naturali, fenomeni di scarsità diffusa e conflitti armati in zone ricche di materie prime possono portare ad una nuova crescita nel livello generale dei prezzi, costringendo le banche centrali a procedere con nuovi rialzi nei tassi d’interesse, mandando le economie nazionali in recessione.

Speranza o realtà?
Se per quanto riguarda l’Europa è difficile effettuare previsioni corrette, data la diversa competenza nella realizzazione della politica monetaria e di quella economica dei diversi stati, per gli Stati Uniti la situazione sembra al momento più definita.

Il leggero aumento del livello di disoccupazione, che si è attestato al 3,8% contro una previsione del 3,5% per il mese di agosto, e il rallentamento della crescita economica hanno significativamente aumentato le possibilità di una fase di Goldilocks economy.

Se, come gli analisti confermano, l’inflazione rallenterà ulteriormente, la disoccupazione a fine anno si attesterà ad un livello ancora leggermente superiore e pari al 4,1% e la crescita del PIL resterà leggermente positiva, allora, con buone probabilità, il 2024 sarà l’anno della Goldilocks economy per gli Stati Uniti.

Incertezze, tuttavia, permangono relativamente all’evoluzione dello scenario internazionale e dell’integrità delle catene di approvvigionamento. Fattori questi che, come si diceva, potrebbero portare ad una brusca accelerazione nei tassi di crescita dell’inflazione e ad una forte contrazione della domanda interna.

Proprio per tali motivi nei prossimi mesi sarà sempre più necessario adottare un approccio che definirei multiscenario, approfittando degli attuali tassi sulla parte obbligazionaria, mai così a sconto negli ultimi 10 anni, ma tenendosi pronti ad affrontare possibili eventi avversi, come sempre difficilmente ponderabili ex ante, ma non del tutto improbabili date le analisi appena menzionate.

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